SENTIRE DI INVERNO

Questo è il tempo della radice, delle ossa, della terra. Esco nel bosco: tutto sembra dormire. Le foglie sono dimenticate sui rami, quelle che non sono cadute. Le altre hanno fatto tappeto per i nostri passi, suonano nel bosco come la carta del pane. Mi immergo nell’inverno, la stagione nella quale sono nata, quella stagione che ci porta al centro di noi stesse, se la ascoltiamo, se ci concediamo il lusso di rallentare, fare meno, aspettare. Proprio come fa il seme sotto terra, che aspetta, che riposa, che sogna.

CONOSCERE LE RADICI

Le piante che sento vicine in questo periodo sono quelle di radice. Non mi piace raccoglierle, l’atto di sradicare una pianta è una pratica che preferisco non fare – eppure, alcune piante conservano proprio nella radice la maggior parte dei principi attivi. Allora, mi dico, posso raccoglierne solo dove ce ne sono molti esemplari, per consentire una crescita migliore delle piante che restano.

Una delle piante di questo periodo è la Consolida (Symphytum officinale), che già nel suo nome parla di sé. Consolida, colei che salda, riunisce, mette insieme. La pianta che nella radice è ricca di allantoina, quella sostanza che ripara la pelle, la rende tonica ed elastica, favorisce la riparazione delle fratture. Nel tardo autunno la pianta perde le sue foglie e concentra le sostanze nelle radici: possono essere raccolte anche nei primi giorni di inverno, avendo individuato dove crescono le piantine. Allora si raccolgono le radici, si sbucciano e si frullano fino ad ottenere una crema omogenea. Poi, si mescola questa crema con una uguale quantità di burro di karitè e si cuoce lentamente in un pentolino a bagnomaria. Infine, si invasetta e si usa su stiramenti, edemi, fratture che non sono ingessate. Curiamo la nostra struttura e possiamo chiederci: cosa deve essere riparato?

L’inverno è un buon momento per fare introspezione, riflettere mentre ci prepariamo una cioccolata calda, sognare sotto ad una coperta morbida. Preservare spazi di solitudine, che nutriranno la nostra radice personale, e condividere tempo con persone care; direi con la nostra tribù, con coloro che ci fanno sentire a casa durante il periodo più buio dell’anno. Accendere candele e stare nel calore del nostro nido.

FARE IL PANE

Fare il pane è una pratica di inverno. Noi prepariamo il nostro pane durante tutto l’anno, con la pasta madre che nutriamo con molto amore, quindi non è una pratica solo invernale: eppure, fare il pane a me sa di inverno. Perché per fare il pane devi avere tempo: di preparare la tavola, di impastare bene, a lungo, infilando le dita nella pasta e sentendo il suo calore, come si modifica, quando è pronta – e lo decide lei. Poi devi aspettare che lieviti, magari mettendo la ciotola, coperta con un panno di cotone, sulla mensolina sopra la stufa a legna; aspettare che lieviti, mentre la legna di castagno canta nella stufa, scricchiola, si stiracchia, parla la lingua del fuoco. In inverno mi piace fare il pane con i semi: girasole, zucca, sesamo, per ricordare quelli che stanno sottoterra, vivi, presenti, memoria del futuro.

Noi il pane lo facciamo così:

si sciolgono 200 grammi di pasta madre con 100 grammi di acqua tiepida e altri 200 grammi di farina. Questa è la biga, la pasta madre rinfrescata, che dovrà raddoppiare il suo volume nelle prossime cinque o sei ore. Va bene anche tutta la notte, così da poter impastare il pane la mattina dopo. Una volta che è lievitata, ne mettiamo circa 200 grammi via, in un vasetto da riporre al fresco, per la prossima panificazione: aggiungiamo 600 – 700 grammi di farina (di solito manitoba + farina 0 a seconda di quella che abbiamo) e semi, spezie, erbe… Si impasta con acqua tiepida quanto basta e si mette a lievitare circa 6 ore. Poi si impasta una nuova volta, velocemente, si dà la forma al pane e si lascia lievitare un’oretta.

Adesso è possibile cuocerlo nel forno: i primi 10 minuti a 220 °C, i successivi 10 minuti a 180° C e poi a 150°C per un’altra mezz’oretta.

Intanto, puoi prepararti una tisana, guardare fuori dalla finestra il tempo che cambia, annusaare il profumo del pane che cuoce.

LE MAGIE DI INVERNO

Cola una candela. Inizia un diario segreto. Impara un nuovo punto con l’uncinetto oppure a maglia. Tieni una serata a veglia i tuoi amici, raccontando storie vere e fiabe e sogni. Fai il pane. Scegli bulbi da piantare a febbraio. Essicca radici di consolida e tarassaco. Saluta gli alberi mentre dormono. Prepara tè speziati, con il latte alle mandorle, da bere prima di dormire, mentre osservi la luna di inverno. Leggi romanzi avvincenti, e fiabe dei luoghi freddi del mondo. Conserva i tuoi spazi di solitudine come bene prezioso. Scrivi, condividi, fai fotografie al cielo di inverno. Ricorda i tuoi sogni. Sogna molto.

GUEST POST: SILVIA PEDRI

Ospito nel mio blog il post di un’amica, Silvia Pedri, che ha scritto per me: parla di questo periodo, con la grazia e l’intelligenza di cui è ricca. Buona lettura!

Creare il Miracolo della Luce e della Felicità. Eccolo!

di Silvia Pedri

In questi tempi “bui”, solstiziali, mi capita di pensare spesso alla carta astrale di una mia amica. Adoro sbirciare nelle carte astrali altrui, soprattutto in quelle degli amici, persone creative, ribelli, brillanti. Sono carte pessime. Nei loro abissi, trovo le loro risorse di luce. Risorse che, a guardarle da fuori, sembrano infinite. E, di fatto, lo sono.

In questi giorni del Solstizio d’Inverno, che tengono ancora in prigione il Sole prima della sua Rinascita, mi chiedo qual è il loro, qual è il nostro segreto.

Nella carta astrale di nascita c’è tutto. E tutto quello che c’è, puoi star sicuro, si realizza. E poi c’è altro, l’oltre. Il Destino che ci viene a bussare quando noi siamo pronti, quando siamo maturi. E quello non lo vedi, non lo puoi a volte neppure immaginare. È oltre il determinismo della tua impronta energetica, è il miracolo della tua costituzione fisica superata. Quello non ti è dato. L’hai fatto tu.

Nella carta astrale di nascita ci sono tutti i talenti che puoi sviluppare, i desideri che vorresti realizzare, e le ferite che ti impediscono di muoverti. Non ti puoi muovere tanto fanno male. Queste ferite sono zone buie che ti risucchiano e ti prosciugano. Zone in cui devi imparare a resistere alle correnti, in cui ti sembra difficile anche solo sopravvivere, zone di grande profondità interiore ed esperienziale. Paludi insidiose. Paludi che, a volte, in modo parziale o totale, possono anche essere bonificate.
Certo, ci vuole un miracolo. Solo un miracolo potrebbe.

Può.
Si può.
Ne ho le prove.

Il successo di Marzia Lupi (Permettimi questo nome. Io racconto solo storie vere ma ci tengo, nel rispetto dei protagonisti, che non siano riconoscibili.) era prevedibile. In effetti aveva sperimentato fin da giovane che era possibile. Scriveva poesie. Vinceva concorsi di poesie. Zac. Per dire. E’ solo un esempio. Ma era così. Il valore c’era. E nel suo caso da subito era apprezzato. Si potrebbe dire “era fatta così”. Ha il Sole al Medio Cielo, a Sud, nel posto più luminoso, e ha il pianeta del segno dove sta il Sole nel suo domicilio e angolare quindi fortissimo. È una persona portata a risplendere di luce propria.
Fa piacere, per carità. Sarà stata contenta. Fa anche un po’ invidia, agli altri comuni mortali. Ma lei non era felice. La felicità non c’entra niente con i concorsi vinti o i libri pubblicati. È tutt’altra cosa.
Si dice che per fare soldi bisogna averne un po’. Questo vale anche per la felicità. Bisogna partire da qualcosa. Lei partiva da ben poca roba.
In lei, nella sua energia e nella sua vita, tanta Luce si affiancava ad altrettanto Buio.
E le chiavi per integrare questi disagi non erano disponibili.

In questi giorni pensavo Eh beh certo avrà avuto un buon Saturno! Ehh beh ha un buon Marte si vede! E poi col sostegno di Giove è facile.
Sostegno un accidente. Saturno è in esilio. Giove retrogrado in fase distruttiva. E Marte vabbé sì, ce l’abbiamo. Ma non basta.

Questa persona la perseveranza e la capacità di concretizzare l’ha creata, da zero (Saturno in esilio), grazie all’uso appassionato e attento della sua intelligenza, l’espansione della sua gioia (Giove) l’ha creata, ribaltando gli schemi (Se il pianeta è retrogrado il suo moto e il tuo movimento non possono certo andare “diritti”. Ma possono trovare il loro verso giusto…) e nutrendosi con abbondanza e generosità (Giove. Chi non ce l’ha se lo dia!) dell’energia spirituale più giusta per lei.

La sua anima, insomma, in ginocchio dentro una personalità con oggettive (o soggettive, che è uguale) difficoltà, non si è arresa.
Ha fiutato ciò che era Buono.
Ha perseverato.

Marzia, che adesso nella sua disciplina è leader a livello mondiale, ha proceduto per anni tra le lacrime.
Nessuno la sosteneva. Tutti sembravano urtati, sconcertati o addirittura offesi dalle sue scelte.
Le persone a lei più care, poi, quelle a cui lei teneva di più, non solo disprezzavano la strada che stava percorrendo perché non era nelle loro corde ma anche soffrivano del suo successo perché volevano averne di più loro. Sono situazioni molto frequenti, molto umane, molto comprensibili e perdonabili. Ma fanno molto male. Soprattutto quando durano diversi anni.

Marzia aveva successo. Lo sappiamo, era nata per il successo. Non lo cercava nemmeno. Faceva solo quello in cui credeva, nel modo in cui era capace, impegnandosi con amore e serietà. E, dal momento che amore serietà e capacità ne aveva da vendere, veniva molto bene. L’unica cosa che la confortava era l’affetto delle persone a cui si dedicava.

Il successo, badate bene, è una cosa seria, una cosa vera e reale. Un albero con radici. Qualsiasi albero, anche quelli nati per ricevere più luce, cresce lentamente. Deve essere coltivato con pazienza. Deve essere amato in modo disinteressato. Come un figlio. Perché, in ogni momento, non sai mai che cosa diventerà. Se mai diventerà qualcosa.

In ogni caso, il successo è niente, non vale niente, se non sei felice. E la felicità dipende da ben altro.
Tutto questo altro era negato dalla sua carta astrale. Era, evidentemente, debole, ferito, poco probabile o francamente impossibile.

Così è.
Tutto si è verificato puntualmente.
Così fu.

Chi vede adesso Marzia non la riconosce nella sua carta astrale. Ma lei, in passato (io che ho avuto il privilegio di conoscerla lo so) ha vissuto tutti i dolori che la carta mostra. Adesso ha lo sguardo terso e gioioso di una bimba felice e di una ragazza innamorata e ha la famiglia di una donna pienamente appagata. Ma ogni volta che guardo la sua carta astrale non posso trattenermi dal pensare quanto è stata brava a realizzare, giorno dopo giorno, procedendo sulle sue sole gambe, il miracolo.
Non posso trattenermi dall’osservare che il miracolo è possibile.

Avrebbe potuto non riuscire. Avrebbe in realtà dovuto non riuscire.
Il successo che le era dato dalla sua costituzione energetica avrebbe potuto essere tanto. Ma sarebbe dovuto essere parziale, del tutto settoriale.

E lascia che ti sveli il “segreto” che il 99% delle volte il successo molto grande è anche molto parziale. Si alimenta proprio della sua parzialità e dei suoi squilibri, dei suoi infiniti punti di Buio.

Il miracolo è altro e oltre rispetto al successo.
Il miracolo è fare succedere la felicità.

Miracolo è creare felicità dove non c’è e farla crescere con umiltà, pazienza e determinazione.
Senza troppe speranze. Ma senza mai perdere la speranza.

Il miracolo non si desidera, non si progetta, non si crea. Avviene.
Avviene quando noi siamo maturi, quando abbiamo coltivato le nostre energie in modo che ogni parte di noi offra a noi e al mondo il suo particolare, unico, fiore.

Silvia la trovi qui: www.silviapedri.com

MISCELE D’INVERNO – TISANE RESISTENTI

 

 
Quando ero piccola, la mia tisana preferita era la Camomilla. Me la preparava la mia nonna, quando rimanevo a dormire da lei. La faceva sbriciolando dei fiorellini dentro la teiera, e poi mi versava questo liquido color miele, che profumava di sogni, mele e campi estivi. Ancora oggi, nonostante i miei studi universitari mi dicano che la Camomilla è solo un blando rilassante, se non riesco a prendere sonno la mia pozione magica è proprio lei.
Credo molto nell’importanza delle tisane create su misura: siamo tutti diversi, e quello che è utile a me potrebbe non esserlo, allo stesso modo, per te. Scegliere le piante giuste per una persona è come trovare il suo accordo, la sua armonia. le tisane che sono fatte su misura sono quelle davvero attive, quelle che funzionano.
Nel mio gruppo Facebook dedicato alla Luna ed alle Lunatiche (se vuoi iscriverti, puoi farlo qui) abbiamo parlato di tisane, ultimamente. Ho chiesto quale potrebbe essere la tisana perfetta per l’Inverno: mi sono arrivate molte suggestioni, che ho cercato di condensare in queste due formulazioni: puoi prepararle anche da sola, e utilizzarle  durante questo freddo Inverno.
Fire Cider (la ricetta è di Rosemary Gladstar)
Il Fire Cider è uno sciroppo potentissimo, che puoi realizzare in casa con ingredienti davvero semplici. E’ una pozione che riscalda, ritempra, sconfigge il freddo, e farebbe sciogliere anche la Regina delle Nevi.
200 grammi  radice di rafano grattugiata
200 grammi di cipolle tagliate sottili
8 spicchi di aglio tagliati sottili
100 grammi di zenzero grattugiato
Peperoncino q.b.
Aceto di mele
Miele
Metti tutte le erbe in un barattolo e ricopri con aceto di mele. Lascia che l’aceto sia sopra il livello delle erbe almeno per uno o due centimetri. Lascia in infusione per 4 settimane. Dopo, filtra bene l’aceto ed aggiungi miele quanto vuoi, a seconda del sapore.
Puoi prenderne un cucchiaio o due come riscaldante, tonico, per alzare le difese immunitarie. Si conserva in frigo oppure in un posto non troppo caldo per qualche mese.
Tè della Luna di Inverno
Questo tè l’ho formulato per le iscritte al mio gruppo Facebook, ma lo condivido anche con te: riscalda, dona una sferzata di energia, contrasta la forza di gravità che ti tiene avvinghiata al piumone/divano/copertina. Aiuta la digestione, tonifica, riscalda.
2 parti di Tè nero
1/4 di parte di chiodi di Garofano
1/2 di radice di Zenzero
1/3 di corteccia di Cannella
1/4 di parte di scorza di Arancio dolce
1/2 di frutti di Cardamomo
Infine, puoi entrare in relazione con una pianta Resistente, con una pianta che vive l’inverno. Fuori da casa tua, in un parco, lungo il viale che percorri per tornare a casa, oppure in un giardinetto dimenticato, ci sarà una saggia pianta Invernale. Abete Cedro Agrifoglio, Lauroceraso, Edera – sono tutte piante che vivono durante la stagione fredda, che non si perdono d’animo. Ho parlato di loro in questo articolo del blog: adesso vediamo come ascoltare il messaggio di una di queste piante.
La voce dell’Inverno
Esci per una passeggiata, dopo esserti coperta ben bene. Cammina lentamente, e osserva le piante che vivono vicino a casa tua. Sono nel loro riposo invernale? Oppure c’è qualche sempreverde? Osserva bene come sono strutturate le piante che resistono ai freddi. Come hanno le foglie? E la corteccia? Dove crescono?
Una volta che le hai individuate, scegline una. La scelta deve essere spontanea, istintiva: scegli la pianta che sembra voglia dirti qualcosa. Osservala bene, avvicinati a lei, se puoi, e toccala. Che sensazione ti dà? E’ fredda, calda, ruvida, liscia? Come sono i suoi colori?
Informati sul nome di quella pianta. Una volta tornata a casa, prenditi dieci minuti: accendi una candela, chiudi gli occhi, e rilassati. Immagina di avere la tua pianta di fronte a te. Senti il suo profumo, rivivi la sensazione del vostro incontro reale. Resta in ascolto, e ricevi il messaggio che la pianta ha per te.
Scrivi tutto sul tuo quaderno, e , chiedendo il permesso della pianta la prossima volta che la incontrerai, attacca una parte di questa sulla pagina bianca. E corri a raccontarmi tutto nei commenti qui sotto!
Se vuoi approfondire questo argomento, conoscere  la tua pozione per l’inverno, e ricevere a casa un Tè magico, il mio servizio Un’ora per te ti aspetta!

PRENDITI CURA DI TE

Il bosco dorme. Quando esco fuori per la passeggiata quotidiana con le mie due cagnoline, mi sembra di entrare in un sogno, oppure in una fiaba. La bella addormentata E’ il bosco: i rami scheletriti, l’erba che scricchiola sotto ai piedi, la brina che ricopre tutto quanto. Tu non puoi vederla, la vita del bosco: è nascosta, come in un incantesimo. Lavora sotto terra, dove dormono i semi. Sognano la loro vita in primavera, si sognano alberi, fiori, petali e stami. Dormono il loro inverno.
Puoi sentirti spaesata, in inverno, se cerchi un contatto con le piante: noi viviamo in superficie, a noi sono preclusi i misteri del sottosuolo. Ma, come può insegnarti l’Appeso, puoi conoscere le tue profondità se stai a testa in giù, se concentri il pensiero, se accogli la meditazione, il riposo, il non fare che è proprio di questa stagione.
Le piante sanno venirti in aiuto anche in inverno: se sei malaticcia, se hai influenza, raffreddore, se ti senti stanca e senza energia e se il piumone ti richiama con forza ogni mattina – sappi che hai dei verdi alleati per sostenerti!
Ginepro (Juniperus communis)
Il Ginepro ha foglie che sono aghi: hai mai provato a raccoglierlo? Le sue galbule blu, in autunno, o verdi, in estate, contengono olii essenziali dall’azione drenante e disinfettante: puoi farne un oleolito ottimo per decongestionare le gambe, mettendo a macerare le bacche in olio di girasole. Con le galbule puoi fare un decotto che ti aiuterà in caso di tosse, raffreddore ed influenza:
prendi un cucchiaio di galbule di Ginepro, triturale con un mortaio e falle bollire in acqua una decina di minuti Poi, filtra e bevi per un’azione antinfluenzale ma anche digestiva.
Il Ginepro ha anche azione diuretica e drenante, allontana le tossine e quindi è molto indicato in questo periodo post-natalizio, per rimettersi in forma dopo gli eccessi.
L’olio essenziale di Ginepro può essere diffuso nell’ambiente: la sua attività aromaterapica è quella di protettore. Protegge dalle influenze esterne, dai condizionamenti, e facilità l’espressione del Sè.
E’ molto interessante notare come questa pianta invernale, resistente, fatta di aghi ben appuntiti, aiuti proprio nella protezione dell’essenza personale, dell’individualità. Il Ginepro ti aiuta ad andare dritta per la tua strada, a credere in te stessa e nella tua unicità.
Il Ginepro è associato al Sole ed a Marte: difende, protegge, riporta il calore anche durante la stagione fredda.
Rosa Canina
La Rosa Canina è il rosso lucido del bosco: i suoi cinorrodi maturano verso Ottobre, ma si raccolgono dopo la prima gelata. Pianta che è uno dei simboli dell’inverno racchiude in sè tutto il potenziale per affrontarlo come si deve: vitamina C, minerali preziosi, carotene, flavonoidi, zuccheri. I suoi cinorrodi sono ricostituenti, e servono per alzare le difese immunitarie o per  combattere il raffreddore. 
Il decotto dei cinorrodi puoi usarlo per combattere il raffreddore, la tosse, ma anche per i reumatismi e per la diuresi. Ti accorgerai dell’anima elegante della pianta quando bollirai i cinorrodi rossi: contengono aldeide vanillica, una sostanza che profuma di vaniglia!
il decotto  per il raffreddore puoi prepararlo mettendo una manciata di cinorrodi, essiccati e puliti, in acqua bollente e facendo bollire 5-10 minuti. Lascia in infusione altri 10 minuti e bevine tre tazze al giorno.
La Rosa Canina, come tutte le rose, ha una doppia anima: nei suoi petali e nel suo profumo esprime Venere, mentre conserva nelle spine e nella sua attività immunostimolante il collegamento con Marte.
Se vuoi conoscere la tua tisana, e avere consigli preziosi e personalizzati per il tuo benessere, fino a Marzo il mio servizio Un’ora d’amore per te contiene una sorpresa: non sei curiosa? Clicca sul link per scoprirla!
Tu quali armi hai per affrontare l’Inverno? Scrivimelo nei commenti! (Vanno bene anche libri, coccole, candele profumate, incensi e Netflix)